L’incontenibile emozione di una semplice autrice


Oggi c’è una persona che, con il suo commento del tutto inaspettato e disinteressato, ha deciso di farmi piangere… Un’amica che ho avuto la fortuna di conoscere recentemente, una persona che mi ritrovo spesso a leggere con estremo piacere. Il suo nome è Viola, e gestisce il blog Mi nutro di storie, un luogo fantastico, che trasuda cultura e sensibilità.
In questo momento non credo di avere le parole adatte per descrivere quanto mi abbia emozionato ricevere un suo commento al mio racconto “I due volti di Nuova Delhi“. Ciò che è certo, è che mi sento di ringraziarla anche qui, pubblicamente, nel mio piccolo angolino virtuale.
Grazie, Viola, per queste parole, così incoraggianti, che sento così incredibilmente vicine nonostante le distanze, nonostante il nostro approccio finora sia stato, purtroppo, solo virtuale. Grazie per aver colto tutte le sfumature della mia storia, per aver colto ciò che speravo arrivasse, nonostante l’orrore, nonostante “il pugno allo stomaco”. Immensamente grazie, per la tua gentilezza e il tuo commento. Sono sinceramente commossa.

Uno degli indicatori della sensibilità narrativa, secondo me, sta nella capacità di ‘trasfigurare’ la realtà. I fatti di cronaca, vicini o lontani, o anche i semplici accadimenti quotidiani, vengono filtrati dalla “lente speciale” di un’interiorità che ne coglie le infinite sfumature, che sfuggono all’osservatore e/o ascoltatore normale. Soprattutto se vive immerso, come tutti ormai, nel bombardamento mediatico, che rende superficiale la quantità e qualità dell’attenzione (e interpretazione) che si presta al mondo che ci circonda.
Questa sensibilità, e dunque il possesso della “lente speciale”, si coglie nella delicatezza con cui Annarita Tranfici racconta una storia in cui echeggia tutto il dramma di una realtà dei nostri giorni come la condizione delle donne indiane, ridotte ad “oggetti” nelle mani di padri, mariti o bestiali aguzzini incontrati ad ogni angolo.
La cronaca si fa dunque storia, nel suo racconto “I due volti di Nuova Delhi” e la narrazione diventa paradigma di grande attualità e di amara riflessione attraverso la parabola dell’amore di due giovani indiani.
La vicenda di Kajal e Kiran assurge infatti ad emblema di questa “doppiezza” che vede, da un lato, il dualismo tra beceri retaggi culturali e moderni diritti civili che agita l’India e, dall’altro lato, la contrapposizione tra la purezza dell’amore e la crudele bestialità, che guida l’azione scellerata di mostri che vestono i panni di persone qualunque.
Annarita Tranfici, nel presentare la sua storia, ci tiene a precisare che il racconto breve costituisce una scommessa per gli scrittori emergenti, al cui sogno è giusto che sia data un’opportunità. Ebbene, la scommessa è senz’altro vinta, perché un breve viaggio in una storia significativa è un bel regalo per ogni lettore.
Ad maiora semper, cara Annarita… e naturalmente non mi riferisco alla lunghezza.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...