Chiacchierando…


intervistaFa sempre piacere, specialmente se si è una semplice autrice da poco approdata nel mondo della scrittura e delle pubblicazioni, constatare l’interesse verso di sé e non solo verso le proprie parole.
Oggi voglio riproporvi qualche stralcio di un’intervista che mi è stata fatta poco tempo fa dalla simpaticissima Noemi Oneto, curatrice del blog “Il Bianco e il Nero… Emozioni di una Musa“. Un’intervista con poche domande, interessate e studiate, dirette e semplici. Vi consiglio di seguire i consigli di lettura, le recensioni e i post di approfondimento nel suo interessantissimo lit-blog. Non ve ne pentirete.

Buona lettura e, come sempre, grazie. ❤
1. Allora Annarita, parlaci un po’ di te. Oltre ad essere una scrittrice, cosa fai?
Ciao, Noemi! Innanzitutto, grazie per questa intervista. Per un autore è sempre piacevole scoprire che c’è qualcuno interessato anche alla propria persona, oltre che alle proprie storie. Mi piacerebbe tanto definirmi “scrittrice”, ma il mio carattere sempre ferocemente autocritico e la mia formazione umanistica tendono a farmi credere che sono ben lontana dal meritare un simile appellativo. Sono semplicemente una ragazza con la passione per la scrittura, al massimo “un’autrice”, per trovare il giusto compromesso. Sono laureata in lingue e attualmente lavoro come traduttrice ed editor freelance. Mi sto dedicando alla traduzione di classici stranieri mai tradotti in lingua italiana, collaboro come redattrice di contenuti ad alcuni magazine online italiani e stranieri e mi occupo della revisione e della pubblicazione di articoli su un network che tratta di informatica e tecnologia. Insomma, le parole sono il mio pane quotidiano!

2. Mi hai detto che non vivi in Italia… come mai?
Mi sono trasferita a Londra circa un anno fa assieme al mio compagno. L’idea di lasciare l’Italia ci frullava in testa già da un po’ di tempo. Purtroppo il contesto lavorativo e sociale in cui siamo cresciuti ci ha spinto a cercare qualcosa di meglio altrove. Abbiamo deciso di comune accordo di tentare la fortuna in Inghilterra, conoscendo entrambi la lingua. Questo è un paese che offre svariate opportunità a chi ha buona volontà e tanto spirito di sacrificio. Le soddisfazioni stanno arrivando per entrambi e questo è ciò che ci auguravamo quando abbiamo fatto la valigia e ci siamo imbarcati con un biglietto di sola andata per la capitale britannica. Certo, la nostalgia verso la famiglia e gli affetti è un sentimento che ci accompagna costantemente, ma l’idea di avere almeno una possibilità di vedere realizzati i sogni per i quali si è tanto sudato, aiuta ad affrontare meglio la quotidianità con tutte le difficoltà di cui questa si fa carico.

3. Perché hai deciso di raccontare questa storia?
L’idea di scrivere questa storia si è presentata dopo aver letto un articolo che raccontava di un episodio simile avvenuto ad una ragazza poco più piccola di me. La brutalità di una simile barbaria mi colpì così profondamente che iniziai ad immaginare cosa potesse essere accaduto, come si fossero svolti gli eventi, le fattezze dei personaggi coinvolti. Mi sono ritrovata così a delineare i tratti di due ragazzi comuni, due giovani protagonisti di un episodio che è accaduto in India ma che avrebbe potuto avere luogo anche in una città più vicina a noi, nell’occidente che definiamo “civilizzato”. Come è stato notato da molti dei lettori che hanno letto il mio racconto, la storia che ho tracciato è una storia universale, che mette in luce le due anime del mondo, quella pura e luminosa, ingenua e primordiale, e quella più oscura, corrotta, e subdola. Ho cercato di costruire questo contrasto soffermandosi prima sull’amore innocente di Kajal e Kiran, e successivamente su quello che questo amore è costretto a sopportare, cadendo vittima della crudeltà umana.

4. Perché hai deciso di farla così breve e non raccontare anche il “dopo”?
Il racconto è stato concepito come episodio a sé, senza troppi riferimenti al prima e al dopo inerenti le vite dei miei protagonisti. Volevo che i lettori si soffermassero sul concetto di imprevedibilità e transitorietà della vita, su quanto troppo spesso le due facce della luna (il Bene e il Male) non riescano a coesistere e gli equilibri si sbilancino, su quanto tutto possa cambiare in un pomeriggio che sembra uguale agli altri ma i cui eventi potrebbero trasformarci. Le reazioni ad un simile avvenimento sarebbero potute essere molteplici. Desideravo lasciare al lettore la possibilità di scegliere e di immaginare il destino che i due ragazzi si sarebbero costruiti dopo quell’episodio in totale autonomia. Che sia di speranza o di disperazione, sarebbe dipeso dalla personale ed unica sensibilità di ognuno di loro.

5. Pensi di scrivere altro? Sei già al lavoro?
Sì. Il racconto che ho pubblicato con la Lettere Animate è stato per me un piccolo trampolino di lancio. Dopo la pubblicazione di alcuni racconti in diverse antologie e la partecipazione a svariati concorsi letterari, ho deciso di concentrare la mia attenzione e i miei sforzi sulla scrittura di un romanzo. Uno scritto più corposo e sicuramente più impegnativo.

Potete leggere l’intervista integrale QUI.

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5 pensieri riguardo “Chiacchierando…

  1. Hai scritto: “Volevo che i lettori si soffermassero sul concetto di imprevedibilità e transitorietà della vita, su quanto troppo spesso le due facce della luna (il Bene e il Male) non riescano a coesistere e gli equilibri si sbilancino”…

    Ciao, ho letto il tuo racconto. Intanto complimenti per lo stile, in tutti i sensi: la scelta delle parole, il ritmo, la costruzione delle frasi e dei periodi. Azzeccata anche la fine che non è “a lieto fine”.
    Però….
    … però… personalmente non riesco sentire come “credibili” personaggi “estremi”: non ho mai incontrato veri angeli e veri demoni. Nei miei 50 anni di vita, non ho mai conosciuto qualcuno che fosse completamente buono o completamente cattivo (anche se dovremmo metterci d’accordo sul significato di “Buono” e “Cattivo”).

    Quindi, condivido con te “l’imprevedibilità e la transitorietà della vita”, ma ormai dubito di chiunque si senta in grado di descrivere il Bene e il Male assoluti.

    Attenzione, non metto assolutamente in dubbio che tu ti sia ispirata ad una notizia di cronaca, e più in generale che la violenza non sia una componente notevole e quasi sicuramente ineliminabile della Realtà umana e naturale però…
    … però è talmente difficile per me capire come sono fatto io… che cercare di descrivere come sono fatti gli altri, tramite una storia, mi porta ad essere sempre molto più… contraddittorio.
    Non sarei capace di parlare di puri angeli e demoni.

    E’ solo la mia umile opinione, che puoi esaminare per il tuo progetto di Romanzo.
    Concludo con i complimenti per il coraggio di esserti messa in gioco scegliendo un simile argomento, anche se poi ti sei mantenuta “sul sicuro” disegnando un “cattivo perfetto” con cui prendersela.

    Take care

    Sem

    1. Ciao Sem!
      Innanzitutto, grazie per aver dedicato del tempo alla lettura del mio racconto e per avermi lasciato un commento che reputo interessante e costruttivo.
      Sebbene concordi che in ognuno di noi convivano luci ed ombre, credo che in alcune persone sia possibile notare un’eccedenza nell’uno o nell’altro senso. Anche solo apparentemente. I ragazzi protagonisti convivranno con i loro lati oscuri, ma Rujul che “incarna” totalmente il lato oscuro? Non riuscivo ad immaginare una luce tanto forte da poterlo dissuadere dal compiere i crimini di cui si macchia. Non era destinato a salvarsi, nella mia visione. Come non lo sono tante persone che non provano rimorsi nonostante gli orrori compiuti, non cercano redenzione, non potranno mai conoscere niente che si mostrerà capace di persuaderli a cambiare strada.
      Ad ogni modo, terrò presente il tuo suggerimento. Il romanzo che sto scrivendo ha personaggi sicuramente meno estremi, e ora che mi ci fai pensare, in loro è perfettamente tangibile il contrasto luce/ombra e la coesistenza delle due realtà.
      Grazie di cuore per questo commento.
      Non immagini quanto l’abbia apprezzato!

      Take care! 🙂

      1. Come nella citazione che ho inserito nel Post quotidiano del mio Blog (By the way, paroladisem.wordpress.com, vedo che lo stai seguendo, grazie), molto più che le risposte mi vengono naturali le domande: Non so niente di Rujul, ma non posso fare a meno di domandarmi il “perchè” delle azioni di ognuno, ancora prima di eventuali giudizi.
        “Le azioni umane non vanno derise, compiante o detestate: vanno comprese” (Baruch Spinoza, anche questa è ripresa nel mio Blog).
        Perchè Rujul avrebbe dovuto fare quello che ha fatto? Forse perché da piccolo è stato violentato dal padre e dal nonno con l’aiuto della madre? Prima di condannarlo come “Male Assoluto”, come faccio io ad essere sicuro che nel corso del suo cammino di vita sia stato più volte carnefice che vittima? Se quello che ha inflitto ad altri lui lo avesse subìto il doppio delle volte? Se invece davvero non fosse “umano” ma un semplice “cane rabbioso”… beh, allora, come sostengono i naturalisti, un cane rabbioso non ha colpa nell’esserlo.
        Anche se lo devi abbattere per il supposto bene della maggioranza.
        Come sicuramente comprendi, scrivo questi spunti non come considerazioni negative sul racconto, bensì come materiale da prendere eventualmente in considerazione nella costruzione di futuri personaggi in futuri lavori, e con grande umiltà, credimi.
        Mi è piaciuto molto il film “Maleficent”…. guarda guarda, la Regina cattiva non era poi così cattiva e il buon Re non era poi così buono. In compenso, il Principe azzurro restava un idiota.
        Hasta siempre

        Sem

      2. Assolutamente. Comprendo benissimo ed hai ragione. I motivi che spingono le persone ad avere determinati comportamenti possono essere diversi.
        Ho visto Maleficent e mi è piaciuto tantissimo. L’esempio calza a pennello… E sì, al Principe la targhetta dell’idiota nessuno gliela leva. 😀

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