“Nella vita di molti e nel cuore di nessuno”


Alla soglia dei trent’anni, nonostante in amicizia ne abbia viste di cotte e di crude, gli atteggiamenti delle persone a cui mi sono affezionata finiscono per ferirmi come fosse la prima volta.
L’amicizia è sempre stato il sentimento verso il quale ho nutrito forti speranze e in cui ho riposto incondizionata fiducia, ma credo che attualmente per me, quello che si era a poco a poco trasformato in un fioco bagliore, oggi si sia completamente spento.

Sono due anni che mi sono trasferita a Londra, una città che ha assorbito nella sua frenesia e iperattività, non solo le mie energie ma anche l’idea di poter ricreare gli stessi piccoli “nidi” che avevo nella mia città.
Sono sempre stata una ragazza interessata a fare nuove conoscenze, riservandosi la possibilità di coltivare solo quelle che riteneva interessanti. Persone con cui sentivo di avere qualche punto di contatto, qualche interesse da condividere, in cui immaginavo avrei potuto trovare un orecchio felice di ascoltarmi e che avrei accolto con piacere nel mio mondo.
Il periodo universitario (essendo stato il mio percorso lungo e in alcuni frangenti molto travagliato) mi ha dato la possibilità di entrare in contatto con centinaia di volti, pochissime anime e tre quattro sorrisi. Ho incrociato il cammino e percorso un pezzo di strada con diversi lupi travestiti da agnelli, predatori di cui non avevo riconosciuto gli artigli, i cui morsi al momento della rivelazione hanno fatto sanguinare cicatrici ancora aperte, che con quell’affetto mi illudevo di poter far rimarginare.

La verità è che non sono mai stata molto fortunata in amicizia.

La stessa cosa accadde con quella che divenne la mia migliore amica delle scuole superiori, una ragazzina magrolina magrolina e dagli occhi da cerbiatta, il viso scavato e i capelli corti color miele. Pensò bene di darsela a gambe quando, a diciotto anni, rimase folgorata dallo stronzo di turno (un ometto bassino, brufoloso, la cui voce somigliava tanto a quella dell’orso Yoghi e, a ripensarci, incredibilmente stupido). Nonostante un primo momento di incredulità e la sofferenza nel constatare quanto indifferente fosse diventata la persona con cui avevo condiviso ogni aspetto della mia vita, ogni uscita e ogni estate negli ultimi cinque anni, “me ne feci una ragione” e cercai di comprenderla. In fondo stiamo parlando “dell’età in cui si ama l’amore” e il solo ideale fa sentire in estasi, appagati e felici.
L’amore giunse su ali alate anche per me: un amore un po’ burrascoso, di quelli che fanno sfidare la disapprovazione dei genitori, gli sguardi indecisi delle compagne e le titubanze di un cuore troppo giovane e inesperto. Passò la maturità e un’altra estate, arrivò il momento di iscriverci all’università e anche allora ci ritrovammo insieme, l’una accanto all’altra: io e lei, in una piazza ventosa, una mattina di settembre, i moduli compilati e la marca da bollo da apporre per finalizzare l’iscrizione al corso di lingue.
Tutto filò liscio per qualche mese tra corsi da seguire, nuove conoscenze, pomeriggi interminabili di studio, le prime notti insonni trascorse a completare programmi lasciati a metà e le prime vere sfide da affrontare.
Esame del primo modulo di inglese, i nostri due cognomi vicini nell’appello, il mio 30 e la sua bocciatura. Uno sguardo, il mio tentativo di consolazione, il suo silenzio. Poche settimane e quella decisione che poche settimane prima le era sembrata la più giusta e la più sensata si era trasformato in un tragico errore. Non sapeva ancora quale strada avrebbe intrapreso, ma la cosa certa era che non avrebbe continuato il percorso con me.
Detto fatto: una valigia, una nuova iscrizione, una nuova città. Udine e il corso per diventare avvocato. Dove si fosse nascosta la passione per la legge in tutti quegli anni, resta ancora un mistero per me.

La distanza, la nuova vita e i nuovi impegni non fecero altro che aizzare un fuoco che era già divampato e aveva fatto terra bruciata attorno a noi e a quella che era stata la nostra amicizia. Una presenza sempre più assente, che non perdeva occasione, quando mi era accanto, di sottolineare le mie mancanze, i miei sbagli, l’improvvisa priorità che stavo concedendo a quel mio amore semplice che cercavo di difendere con i denti e con gli artigli. Così finì, con un’esplosione finale che altro non fu che l’atto conclusivo di un’operetta allegra che si era trasformata in tragedia anno dopo anno. Da allora, sembra essere piombata una sorta di “maledizione” su di me. Maledizione è una parola forte e probabilmente non appropriata al contesto, ma allora credo che qualcosa sia realmente accaduto. Qualcosa che mi ha gelato il cuore, che me lo ha chiuso così prepotentemente e selvaggiamente, che provo ancora dolore anche solo a ricordare.

Sebbene negli anni abbia incontrato un paio di persone in grado di farsi spazio e far entrare un po’ di luce nel bosco pieno di rovi in cui si è trasformato il mio cuore, non riesco a fare a meno di pensare che quel rapporto (e la fine che ha conosciuto) mi abbia marcato, come un tatuaggio non visibile ma che, al contempo, non posso rimuovere.

Negli ultimi tempi, piuttosto che focalizzarmi sulle cause delle cose che mi capitano, finisco per passare molto – forse troppo – tempo ad analizzare le conseguenze, a studiare i dettagli di ciò che il tempo e l’evoluzione interiore che vivo, hanno creato. E c’è una frase che continua a ripetersi nella mia testa, in un ciclo infinito di echi che cantano all’improvviso, diventando sempre più intensi nei momenti in cui sento una malinconia mista a nostalgia cingermi le spalle con la sua pelle ruvida e fredda: “Nella vita di molti, nel cuore di nessuno“.

Mi sento così, in bilico tra desiderio di socialità e insoddisfazione cronica, tra proposito di sperare ancora e resa all’evidenza dei fatti. Perché non sono una persona che si accontenta. Perché i sentimenti e i rapporti avranno per me sempre più valore di una qualsiasi ambizione realizzata. Perché, nonostante tutto, mi auguro sempre che un giorno o l’altro quell’amicizia che le contingenze della vita mi hanno portato via, avvolta dall’innocenza e dalla tenacia che solo l’assenza di consapevolezza può regalare, possa sorprendermi e farmi ricredere. Perché spero sempre di poter entrare nel cuore di qualcuno e restarci, senza se né ma.

Scusate lo sfogo. Stasera va così.

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7 pensieri riguardo ““Nella vita di molti e nel cuore di nessuno”

  1. Purtroppo le persone cambiano e spesso, quelle che credevamo amicizie invece non lo erano, o lo erano solo di convenienza. Devi riuscire a superare la delusione, tu non hai nessuna colpa, Vedrai che incontrerai anche persone sincere 🙂

  2. Ho conosciuto anch’io persone di questo tipo, quelle che ti illudono di esserti amiche e poi scompaiono, così all’improvviso… ma vedrai che anche da queste persone imparerai a riconoscere la vera amicizia, che ne sono certa arriverà anche per te 🙂

  3. È successo anche a me, in modo più o meno “cruento” di essere mollata o dimenticata da amiche, a suo tempo, vere e poi… puff! Si soffre più che in amore, perchè a un’amica vera apri il tuo luogo segreto. È poi più difficile fidarsi, ma non impossibile. Che posso offrirti se non l’invito a conoscerci pian piano e provare a beffarci di chi ci ha ferito? Il mio cuore non ha mai chiuso la sua porta. Bentrovata!
    Vicky

  4. Ti capisco, ti capisco perfettamente. Coloro che posso chiamare Amiche sono…sono…una. E’ la madrina delle mie figlie, la spalla su cui piangere, la donna con cui condividere il cammino. Proprio lei che amiche dall’infanzia, 23 anni fa trovai con l’allora mio ragazzo. Senza scuse e senza se e senza ma. Il rapporto si troncò . Per poi ricostruirlo anni dopo, alla soglia dei nostri matrimoni, per poi ricadere nell’oblio. Ora siamo quel che siamo. AMICHE SORELLE COMPLICI. Perché la vita e le sfide non hanno avuto la meglio. NOI SI.
    Quindi non disperare. Tutto può accadere, non choudere il tuo cuore per paura.Vivi. Ci saranno lotte, sconfitte e dolori. Ma avrai Amato.

  5. Io nel cuore delle persone di merda preferisco non esserci! Ne ho incontrate anch’io di pseudo amiche che alla fine si rivelano per quello che sono:un nulla! Un nulla pieno di invidia e senza personalità .Meglio poche ma vere! E meglio nessuna che false 😊

  6. Capita a tutti prima o poi di rimanere feriti da un’amicizia che credevamo profonda… anche a me è successo e ne ho sofferto veramente tanto, ancora adesso quando ci penso mi si torce lo stomaco. Poi passa per fortuna. Crescendo si prende coscienza di tante cose, si comincia anche ad essere più selettivi, ad usare cautela. Ma non perdere mai la fiducia, ci sono tante persone ferite come te lì fuori, che desiderano di più! Pian piano riaprirai il tuo cuore e con esso si apriranno anche le possibilità 🙂

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