Una foto, un pensiero #1


È una splendida giornata di sole qui a Londra (una delle pochissime terse e luminose degli ultimi tempi) e nonostante l’aria sia gelida, tutta questa luce non può che riportarmi col pensiero a casa mia, a Napoli, dove leggo che la primavera sta inondando, con il suo dolce tepore, vicoli e vicoletti.

Questo sole poco timido sembra voler dissipare i tristi pensieri di ieri (a proposito, grazie di cuore a chi si è fermato a scrivermi poche righe, a chi mi ha lasciato un abbraccio, a chi mi ha fatto sentire meno sola e incompresa. Siete stati dolcissimi, vi ringrazio davvero tanto!) e dentro di me, una nuova e tenera vocina sembra dirmi:
Bellezza, perché non prendi il quadernone rosa che non apri da una settimana e provi a continuare quella storia a cui tieni tanto ma che hai paura possa non spiccare il volo?

Perché la vocina interiore lo sa. Sa che il mio problema è sempre quello: temere di perdere la bussola nella confusione dei miei pensieri, di non riuscire a dare spessore né alla storia né ai personaggi che vorrei presentare, di scadere nella banalità o al contrario di risultare pedante e pesante, di non riuscire a veicolare il messaggio che voglio che arrivi dritto al cuore di chi legge.

E intanto, osservo sfumare davanti agli occhi l’occasione di vedere finalmente concluso uno scritto che non sia un racconto, in cui potermi esprimere senza limiti, senza badare al conteggio dei caratteri, senza imposizioni esterne.
A volte penso che, forse, potrebbe essere proprio questo che mi spaventa: la “libertà“. La libertà di potermi esprimere senza alcuna costrizione, senza avere un tema da seguire, senza dovermi ritrovare a tagliare qua e là per rientrare nelle direttive, senza avere la necessità di dover lasciare qualcosa in sospeso, qualcosa che sia affidato esclusivamente alla pura immaginazione del lettore…

Scrivere un romanzo presuppone ricerca. E non sto parlando solo di una ricerca di fonti e di dati che possano avvalorare o meno quanto un autore ha scritto. Una ricerca collegata indissolubilmente alla profondità, una voglia di scavare dentro di sé per far venire alla luce quanto negli anni è stato seppellito: aspettative, illusioni, gioie e delusioni, consapevolezze e dubbi. Materia viva che si è sedimentata nell’antro della memoria, e che forse aspetta solo l’occasione giusta per uscirne e assumere nuova forma. Perché ha qualcosa da dire, perché ha qualcosa da raccontare.

Ma veniamo a noi. Non era questo il tema del post, almeno in origine.
Volevo parlarvi di una nuova, piccola – chiamiamola “rubrica“, ma non avrà alcuna cadenza né fissa né regolare – che ho intenzione di inaugurare oggi nel mio umile blog. Questa mia tradizione prenderà il nome di “Una foto, un pensiero“.
Vi proporrò una serie di scatti e pensieri ispirati e fugaci, come una polaroid. E sceglierò le foto della persona che considero da sempre la mia anima gemella: mia sorella.

Avete presente quelle persone belle, che riescono a leggere i vostri sguardi e capire se state mentendo semplicemente dal tono di una frase o dalla scelta di una emoticon? Avete presente quelle persone che interpretano i vostri difetti come la vostra parte migliore, che non omettono o nascondono alcuna verità (per quanto possa essere infame e brutale) e che, nonostante siano giovani mostrano un grado di maturità e lucidità da far invidia ai quarantenni? Ecco, mia sorella è così.
Non è un tipo da smancerie, cuoricini in bacheca, fiori ai compleanni, amori eterni o amicizie al primo incontro.
Piuttosto, è il tipo di persona che ti sorprende con una poesia, che ti dedica la canzone giusta al momento giusto, che ti rapisce l’anima con una fotografia.

È per questo che ho deciso di prendere la sua galleria e scegliere di volta in volta una foto.
Lei lo sa bene, sono iscritta a questo social (che non uso molto e di cui ignoro tantissime cose) solo per seguirla, solo per avere un altro modo di sentirla vicina, di condividere la bellezza che osserva e a cui regala immortalità.
E per cominciare, ho scelto questa foto. Oggi, in una splendida giornata di sole, ecco la nostra polaroid.

foto-pensiero-1

Questa, infatti, è una foto che ha scattato dietro mia esplicita richiesta. Il panorama quel giorno era incantevole. Non tornavo a casa da diverso tempo, le narici avevano dimenticato il profumo della salsedine, del pesce impigliato nelle reti dei pescatori e del sole che bacia le guance. Trascorremmo tutto il giorno fuori, immerse nel caos disordinato dei vicoli del centro storico, per poi finire là, sul lungomare, il luogo a cui il canto delle sirena Partenope mi chiama sempre. E così la mia anima gemella ha fatto di tutto per avere lo scatto perfetto, per accontentare la richiesta della persona più nostalgica (e insistente!) che conosca. In tutti i suoi scatti c’è un po’ di lei, della sua maniera tutta unica di guardare il mondo e di rifletterlo attraverso una lente che risalta luci e ombre. Scavando a fondo, come nella scrittura, alla ricerca di quel briciolo di magia che possa far innamorarci ogni giorno un po’ di più. Di noi stessi, di chi abbiamo accanto, del misterioso cammino che stiamo percorrendo.

Vi abbraccio.

Disclaimer: L’immagine utilizzata per l’anteprima del post è di Sergey Zolkin

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