Un altro piccolo lavoro, un’altra piccola soddisfazione…


Buonasera a tutti voi che mi fate compagnia tra queste pagine.
Come state? Come sta andando la vostra settimana? Spero bene e che tutto proceda per il meglio. 🙂
Io mi preparo al tanto amato week-end, che questa settimana mi vedrà impegnata in una serata al ritmo di musica Reggae, Hip Hop, Rock, Folk, Dance (e chi più ne ha più ne metta, aggiungo io 😀 ) e un Sunday Roast (“un piatto tradizionale della cucina britannica a base di carne servito generalmente la domenica. Il Sunday roast è composto da carne e patate arrosto accompagnate da verdure e da salse“, Wikipedia docet) con gli amici, domenica appunto.
Voi, invece? Cosa avete in programma? Raccontatemi. 🙂

Sono qui, oltre che per farvi un saluto, anche per presentarvi un altro mio piccolo lavoro di traduzione, che sarà disponibile (credo entro massimo una settimana) su tutti gli store online, con download gratuito.

Si tratta della short story “Le porte della morte”, unico racconto pubblicato dello scrittore americano Arthur B. Waltermire (finora non disponibile in lingua italiana), apparso sul periodico Weird Tales (pulp magazine statunitense di racconti horror e fantastici, fondato a Chicago nel 1923) con il titolo “The Doors of Death”.

Si tratta di un racconto di poche pagine, breve e molto scorrevole, il cui tema portante è il mistero più grande dell’esistenza, quella condizione che ci rende tutti uguali e a cui nessuno di noi potrà sottrarsi: la morte. Un racconto che nessun editore avrebbe mai scelto di pubblicare proprio per la sua brevità, ma che io ho apprezzato moltissimo, al punto da volerlo condividere con il pubblico di lettori italiani, specialmente quelli appassionati ai racconti brevi intrisi di suspense e un pizzico di mistero. 🙂

Quella che vedete di seguito, è la copertina del racconto che la mia cara collega di penna e amica Tatiana Sabina Meloni (che potete seguire sulla sua pagina Facebook) ha creato apposta per me. Io me ne sono innamorata al primo sguardo, e spero che piaccia anche a voi e ai lettori.

copertina-porte-della-morte

Tornando al tema del racconto, la morte, nel testo dello scrittore americano, è osservata da due prospettive e angolazioni completamente differenti: quella del signor Judson McMasters, uomo ricco e distinto, di famiglia benestante, conosciuto e rispettato da tutti e il quella del fedele servitore Hiram Biggs, il quale è al servizio della sua famiglia da generazioni, fin da quando era un ragazzino.
La scena si apre nella camera da letto del signor McMasters, affetto dalla stessa terribile malattia che ha causato la morte prima di suo nonno e successivamente di suo padre. Un morbo ostinato e che non perdona, che lo trattiene a letto, ne esaurisce le forze e lo consuma lentamente, giorno dopo giorno. Biggs, da parte sua, con tutte le premure, l’affetto e l’umiltà che un fedele servitore è capace di assicurare al padrone che ha accettato di servire per tutta la vita, si preoccupa della sua salute e intrattiene le sue giornate, riservandogli sempre lo stesso atteggiamento comprensivo e paziente.
Una notte il padrone, ormai consapevole delle poche ore che gli restano da vivere, decide di fare al proprio domestico un’importante confessione, rivelandogli la sua paura più atroce e confidandogli un segreto di cui nessuno, fino ad allora, era stato messo a conoscenza. Come suo nonno nutriva il terrore di essere seppellito vivo – motivo per il quale aveva fatto costruire un mausoleo che avrebbe ospitato i resti di tutta la sua famiglia – allo stesso modo Judson ha l’irrazionale paura di essere imbalsamato mentre è ancora in vita, per cui chiede a Biggs di assicurarsi che ciò non accada e che egli venga deposto esattamente nelle condizioni in cui si trova. Dopo avergli estorto questa promessa, Judson continua la propria confessione, rivelando la presenza di un pulsante elettrico, all’interno della cripta, collegato direttamente a un campanello installato nella sua camera da aletto; escamotage a cui egli intende ricorrere qualora, nonostante la certezza dei medici – da lui considerati poco più di comuni indovini – il suo decesso non fosse effettivo.
Il racconto si snoda tra indicibili confessioni, dubbi e riflessioni sulla vita, su ciò che questa ha significato per il moribondo e su quanto avrebbe potuto essere migliore.
Tutti ci ritroveremo a concordare, infatti, quanto specialmente nei periodi di dolore, malattia e sofferenza, ci venga “quasi naturale” fare un resoconto della nostra esistenza, analizzare tutto ciò che siamo riusciti ad ottenere e gli sforzi che invece si sono trasformati in fallimenti, riproporsi nuovi propositi e obiettivi più “giusti”, migliori.
Questo è ciò su cui riflette il pentito Judson, il quale, nonostante l’assoluta mancanza di fede, prende un impegno con se stesso – e con qualsiasi fantomatica essenza soprannaturale – di essere un uomo migliore, di dedicare la sua vita ai meno fortunati, di provare a recuperare il tempo perduto ad accumulare gioie e ricchezze solo per sé. E lo fa spinto e incoraggiato proprio dal fedele Biggs, il quale invece, osservando la vecchiaia che avanza, trova nella Fede e nella preghiera le sue fedeli compagne, quelle alleate che riescono a rendere, con la speranza e il senso di rassicurazione che gli sono proprie, il cammino verso il giorno della dipartita finale meno tortuoso e più sereno.
Questa breve storia non si focalizza esclusivamente sull’aspetto religioso e filosofico della morte quanto – e l’epilogo ne è la sua più pura dimostrazione – essa possa assumere forme misteriose e ingannevoli. Tutto ciò che sappiamo della morte è, in realtà, avvolto da un’aura di dubbio, supposizione, mistero. Ogni domanda che ci poniamo a proposito di questa grande incognita ne genera a sua volta altre mille, a cui sarà difficile trovare una risposta soddisfacente ed universalmente condivisa.
Che sia affrontata con terrore o con serenità, che sia richiamata con disperazione o rifuggita con angoscia, tutto ciò che sappiamo della morte è che, in realtà, non sappiamo niente di più di quello che ci è stato raccontato dal momento in cui abbiamo iniziato a prenderne coscienza, ovvero che non è nient’altro che la scena di chiusura di uno spettacolo in cui siamo tutti attori: quello della vita. E sarebbe bello, proprio come suggerisce il protagonista Judson, riuscire a dare una sbirciatina “dietro le quinte”, capire dove andremo quando lo show sarà concluso e scriveremo la parola “Fine” al libro della nostra personalissima storia. Sarebbe bello poter fare un po’ di luce su tutto questo buio, dissipare le ombre dell’ignoto, per avere meno paura, per sentire una voce che ci rassicura.
Probabilmente, questo potrebbe essere di grande aiuto per persone con la personalità di Judson. Egli infatti, nonostante la sua forte consapevolezza, nonostante sia costretto ad accettare con rabbia che non possa esistere cura per una malattia ancora senza nome, si aggrappa alla speranza con lo stesso ardore con cui si aggrappa alla vita, guardando all’imbalsamazione come l’unica strada – più della morte stessa – da cui è impossibile fare ritorno.
Perché la morte può ingannare, deridere, giocare a dadi col destino. Perché la morte è l’unica a poter scegliere di farvi tirare un’altra mano di carte o chiudere i giochi per sempre. Perché la morte ha tante maschere, tutte false e tutte veritiere. E questo racconto ve ne mostrerà una, lasciando a ognuno di voi la libertà di trarre la conclusione che riterrà più opportuna.

Spero col cuore avrete voglia di scaricarlo, leggerlo e, magari, commentarlo insieme.
Vi farò sapere non appena sarà disponibile. 🙂

Vi auguro una buona serata e vi saluto con affetto!
Un abbraccio!

Annarita

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11 pensieri riguardo “Un altro piccolo lavoro, un’altra piccola soddisfazione…

  1. Bene grazie. Io sarò libero solo domenica ma non me la passo male dai. Ho vissuto a Londra per molto tempo e da poco mi sono spostato in una città di mare. E’ il primo tuo scritto che leggo ma sicuramente tornerò.
    Buona notte.

    1. Ciao e benvenuto!
      Grazie mille per questo saluto e per la lettura, te ne sono veramente grata.
      Ammetto che un pochino ti invidio… sogno di trasferirmi in una città di mare e spero che presto e tardi potrò farlo. 😀
      Sei sempre in Inghilterra o hai migrato verso altri lidi?
      Un saluto e a presto!
      Buona giornata!

      1. Grazie, piacere mio ma il merito è tuo. E’ sempre bello entrare nei luoghi altrui e trovarcisi bene.
        Mi sono spostato a Barcellona da due anni ma collaboro col National Theatre.
        A presto, buone cose.

      2. Che belle parole. Grazie di cuore.
        Ho visitato Barcellona tre anni fa… Incantevole! Spero tu stia bene lì. ^_^
        Che tipo di collaborazione hai con il National Theatre?
        Buone cose anche a te e buona giornata!

      3. E’ la città di cui ho bisogno ora. Caotica come Londra piena di persone da dovunque e poi c’è il mare.
        Durante il festival gestisco il laboratorio delle scenografie coordinando i vari eventi che si svolgono.

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