“Sii come me, e diversa da me”


Buongiorno a tutti. Come state?
Spero abbiate trascorso una piacevole settimana e vi stiate preparando a un week-end altrettanto piacevole. Io sono in attesa della mia nipotina di quattro anni che al momento è in viaggio con il suo papà, la sua mamma e il suo fratellino in grembo. Trascorreranno con me e il mio compagno cinque giorni e non vedo l’ora di riabbracciarli e portarli in giro per la città. ❤ Voi, invece, che programmi avete?

Con mia grande sorpresa e contentezza, oggi la casa editrice con cui collaboro da un po’ anche in veste di traduttrice, ha attivato un’offerta di cui spero vorrete approfittare. La raccolta “Primavera di racconti” pubblicata dalla Panesi Edizioni circa un anno fa e in cui è presente anche un mio scritto, oggi è totalmente gratuita su tutti gli store online.
Nel mio racconto “Sii come me e diversa da me“, affronto un tema molto delicato, quello dell’anoressia, attraverso gli occhi dell’adolescente che ne soffre e del padre che, dopo esserne venuto a conoscenza, le offre tutto il supporto e l’amore necessari per vincere questa terribile bestia.
Un racconto che chi lo ha letto ha definito “toccante e pieno di speranza” e che spero avrete voglia di leggere anche voi, condividendo le vostre impressioni e i vostri pensieri.
Un grazie di cuore a chi la scaricherà. ❤ Di seguito trovate l’incipit.

N.B. La bambina che vedete nell’immagine in anteprima è quella che ha ispirato questa storia, scritta molto tempo fa, quando ancora vivevo in Italia, e che ha ricevuto il sostegno e il plauso di una delle lettrici più esigenti che conosca… mia sorella.❤

Buon proseguimento di giornata e a presto!

Il sole era appena sorto, accarezzando con i suoi primi raggi una finestra di una palazzina bassa e grigia, dall’aspetto austero e sterile. Al primo piano dell’edificio, nella stanza 406, Celeste dormiva respirando fievolmente, con la testa fasciata e al braccio destro un ago collegato a una flebo. Accanto al corpo esile della ragazza, sedeva immobile il padre, assente e pensieroso; osservava con lo sguardo perso i boccoli definiti della sua bambina, cercando di scrollarsi di dosso la stanchezza di una notte insonne, segnata dalla paura e dall’angoscia. Sospeso tra dubbi pressanti, Adriano si sentiva in trappola, sfinito e nervoso: avvertiva lo stomaco contorcersi, vuoto e dolorante per gli acidi che lo stavano corrodendo. Sua figlia Celeste era là, distesa di fronte a lui, immobile e deperita, con le mani adunche poste una sopra l’altra, il collo smagrito e il volto spento. Somigliava a una di quelle piccole foglie fragili che il vento stacca con prepotenza dall’albero che le tiene in vita e che, senza più linfa e nutrimento, iniziano pian piano a perdere il loro bel colore acceso e lucentezza nei contorni. Era tutta un pallore, bianca a tal punto che il verde opaco delle vene risaltava sulle braccia ossute, incredibilmente magre. Il viso, non più nascosto dalla montatura scura degli occhiali, faceva sfoggio di uno sciame di lentiggini che negli anni aveva visto aumentare sull’incarnato della sua bambina, difetto ormai inaccettabile per una ragazza che aveva superato il periodo della bellezza innocente e acerba e iniziava a preoccuparsi di come mascherare le proprie imperfezioni. Il colore biancastro della pelle e quello marrone chiaro delle lentiggini si mischiavano al grigio sfumato delle occhiaie profonde che le contornavano gli occhi, primo e forse più eloquente particolare in grado di suggerire come la salute di quel fiore delicato si fosse pian piano sempre più compromessa. A completare quel quadro insolito, vi era una folta chioma di boccoli vermiglio che cingevano un viso piccolo e grazioso, chioma che aveva perso il fuoco vivo del suo rosso e che gradualmente si era spenta assieme alle sue gioie. In quelle prime ore di una non comune mattinata autunnale, il silenzio irreale della stanza 406 veniva interrotto dal picchiettio fastidioso di un ramo gracile che, smosso da un vento freddo e piuttosto intenso, bussava a ritmo regolare sul vetro della finestra. Adriano si alzò: con fare meccanico e aria contrariata, dopo aver spezzato la sottile fronda, richiuse immediatamente la finestra e si fermò per pochi istanti a fissare il paesaggio che la luce gli stava delineando davanti. Muovendosi ansiosamente da un capo all’altro della stanza, ancora incredulo circa quanto accaduto, riusciva a malapena a trattenere le lacrime, insultandosi a più riprese.

“Sii come me e diversa da me” in “Primavera di racconti” (2015), Panesi Edizioni.

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