“To leave or not to leave”, this is the question…


Qui ci si prepara alla lunga notte in attesa dei risultati di un referendum che definirei epocale. E lo si fa impastando una pizza.
“To leave or not to leave?”, questo il dubbio amletico che ha attanagliato nelle ultime settimane la popolazione britannica, mentre noi italiani, assieme alle altre numerose popolazioni europee immigrate in UK, facevamo di tutto per non pensare alla minaccia soprannominata ‪#‎Brexit‬ che stava avanzando.

pizza
Non entro nel merito economico e politico della questione perché, sebbene mi sia informata leggendo articoli pro e contro l’uscita dall’Unione, non ho le competenze giuste per giudicare se un cambiamento del genere possa sul serio andare a beneficio degli inglesi.
La cosa certa è che la chiusura delle frontiere porterebbe, a livello culturale e umano, a un impoverimento calcolabile in restrizione della libertà, degli scambi e della cooperazione tra i popoli. Perché, indipendentemente da quale sia l’estrazione sociale dell’immigrato e l’apporto economico che concretamente può garantire al Paese che lo ospita, sfido chiunque a sostenere che un confronto aperto, sincero e che fa della differenza il proprio punto di forza, non spinga gli individui a crescere e progredire a livello intellettuale e sociale.
E il mio pensiero va a tutti gli stupendi volontari che oggi ho incrociato per la strada, cittadini inglesi che con adesivi, bandiere, palloncini colorati e grandi sorrisi si abbracciavano e sostenevano a gran voce “I’m IN“. A loro va tutta la mia stima. Perché in un’epoca buia e compromessa come quella che stiamo attraversando, in cui le contingenze sociali e storiche ci vogliono tutti gli uni contro gli altri, c’è ancora chi vede nel sostegno e nell’accoglienza reciproca l’unico modo per vincere. Come esseri umani.
Detto questo, torno alla mia pizza.
Cari inglesi che sostenete il ‪#‎leave‬, state ben attenti: i nostri cervelli, ma anche le nostre mani allenate e i nostri cuori creativi, vengono via con noi. E allora, hai voja di cene a base di fish&chips (ve lo lascio con tutto il cuore!). ‪#‎sisdrammatizzaconunpocodifarinatraledita‬

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7 pensieri riguardo ““To leave or not to leave”, this is the question…

  1. Alla luce della vincita del #Leave com’è la situazione?
    Io pensavo che gli Inglesi fossero per il #Leave, dovuto alla moneta forte, al fatto che sono abbastanza forti come Stato e che volessero “scappare” dai problemi che l’Europa sta creando e che sono maggiori dei vantaggi ricavati dal far parte di questa Unione.
    Sapere che c’è qualcuno che si sentiva europeo (in tv hanno inquadrato cartelloni del tipo “I’m not British, I’m European”) è confortante, ma ad essere sincera non me l’aspettavo.
    Spero tanto che adesso qui nel continente non giochino molto con le borse su e giù e non creino pretesti per nuove manovre austere.
    Buona serata.

  2. Il senso di distinzione ed identità degli Inglesi li ha portati ad uscire dall’UE, un’insieme di tanti stati, facendo scatenare il dissenso di Scozia e Irlanda del Nord. Naturalmente, credo che uno stato come il Regno Unito è nulla in confronto all’Unione Europea. Dal punto di vista economico ci sta già perdendo e ci perderà ancora. Invece, per quanto riguarda gli immigrati non credo che li scacceranno così facilmente.

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