I traduttori, di Juan Vicente Piqueras


I traduttori

Sono una tribù strana sparsa per il mondo
perché spostano il mondo.
Portano mondi da una lingua all’altra.
Ecco il loro mestiere.

Fanno nevicare in arabo, cambiano il nome al mare,
portano cammelli in Svezia,
fanno che don Chisciotte cavalchi su Ronzinante
dalla Mancha in Manciuria.
Fanno delle cose strane, pressappoco impossibili.
Dicono nella propria lingua 
cose che mai quella lingua aveva detto prima,
cose che non sapeva di poter dire.

Sono nati da un crollo, quello della Torre di Babele,
e da un sogno: che gli uomini, le anime 
che vivono agli antipodi,
si conoscano, si capiscano, si amino.

Sono una tribù muta:
danno la loro voce ad altre voci.
Sono diventati invisibili a forza d’umiltà.
Per secoli sono stati anche anonimi.
Loro, che vivono di nomi e tra i nomi,
non avevano un nome.

Nella liturgia della letteratura
vengono trattati spesso come i chierichetti.
Sono invece i veri pontefici: quelli che fanno i ponti
tra le isole delle lingue lontane, quelli che sanno
che tutte le lingue sono straniere,
che tutto tra di noi è traduzione.

Sono una tribù strana sparsa per il mondo
perché stanno spostando il mondo,
perché stanno salvando il mondo.

Juan Vicente Piqueras

 

 

 

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4 pensieri riguardo “I traduttori, di Juan Vicente Piqueras

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