Strenne d’inchiostro

Caro lettore,

finalmente riesco ad approfittare di un fugace momento di pausa per scriverti questa breve lettera. Manca davvero poco al Natale e tra controllo qualità dei doni, cura delle renne e manutenzione della slitta, le giornate qui al Polo Nord “volano”, è proprio il caso di dirlo.

Sì, immagino cosa starai pensando in questo momento: in genere sei tu quello che scrive lettere traboccanti di richieste, ma quest’anno ho deciso di fare un’eccezione e chiedere io un piccolo regalo a te.

Sì, anche adesso so a cosa stai pensando. Non fraintendere, non ho alcun dono particolare (a parte quello di permettere a una slitta e a sei renne di volare durante la notte di Natale e fare il giro del mondo, sia chiaro) e non riesco a leggerti nel pensiero. Tuttavia, sono certo che ti starai chiedendo cosa mai avresti tu da offrire a me, Babbo Natale, l’unica persona nell’immaginario collettivo in grado di soddisfare qualsiasi richiesta, anche la più bizzarra.

Ebbene, caro amico, il mio desiderio è molto semplice e non sarà necessaria alcuna grande abilità per realizzarlo: voglio che ti prenda del tempo. Hai capito bene, semplicemente un po’ di tempo. Vedi, voi persone comuni mi date sempre l’impressione di credere che avrete tantissime possibilità nel futuro di realizzare ogni vostro intento. È come se per voi il tempo non avesse scadenza, come se viveste nell’illusione di non incontrare mai alcun ostacolo né intoppo. Niente si porrà tra voi e l’obiettivo di turno, se non la vostra volontà. È per questo motivo che rimandate sempre l’inizio di una dieta, l’iscrizione in palestra, il viaggio in quella località esotica che sognate osservando il calendario sulla scrivania o la telefonata a quell’amico di infanzia che non vedete da anni. Le vostre giornate sono tutte un susseguirsi di “Domani lo chiamerò”, “Lunedì inizio la dieta”, “Il mese prossimo mi iscrivo in palestra”, “Appena ho un po’ di soldi organizzo un bel viaggetto”. Potrei proporvi una lista infinita, in cui tutte le entrate sono contraddistinte da una sola costante: la procrastinazione. Continua a leggere “Strenne d’inchiostro”

Era bella e portava il nome di un fiore…

rosa-rossaCi sono storie che vengono a sussurrarti all’orecchio di accoglierle perché devono essere raccontate.

Ci sono storie che apprendi dalla bocca di persone semplici che le riportano senza conoscerne il valore, senza aver riflettuto su ciò che quelle esperienze volevano insegnare, semplicemente per ingannare il tempo e raccontare qualcosa di diverso. Ci sono storie che parlano di persone comuni, madri, padri, lavoratori, artisti che vengono lasciate morire nelle paludi dell’oblio solo perché troppo “semplici”, troppo comuni, poco “commerciali”.

Uno scrittore, prima di essere un artista, è un testimone. Testimone del suo tempo e della realtà in cui vive, una realtà di cui è suo compito scandagliare ogni angolo e riportare su carta ogni più piccola sfumatura. Un artista deve fare della penna la voce della società in cui è calato, che vive, osserva e respira. Deve raccontarne le evoluzioni, positive quanto negative, deve soffermarsi sulla bellezza e scovare anche quella più nascosta, ma al contempo non può ritrarsi di fronte alle miserie e alle brutalità.

Oggi voglio raccontarvi una storia. La storia di una donna bella nella sua semplicità, di una donna che portava il nome di un fiore e che, nella mia immaginazione, ho incontrato davvero. Una donna che avrei voluto salvare e a cui il mio pensiero ritorna nei giorni di luce come in quelli di pioggia. Continua a leggere “Era bella e portava il nome di un fiore…”

“I due volti di Nuova Delhi”: una storia dal retrogusto amaro

“Tutto cambiò in un pomeriggio di primavera, in una giornata come tante, in una Nuova Delhi brulicante di anime. Kajal e Kiran avevano deciso di allontanarsi per qualche ora da quelle strade trafficate, dagli odori forti, dal frastuono del mondo. Volevano prendere le distanze da tutto quel caos e godersi il silenzio di un abbraccio, sicuri di non essere disturbati da chi forse non avrebbe accettato il sentimento che aveva finalmente dato un senso ai loro giorni. Nessuno dei due aveva osato raccontare dell’altro alla propria famiglia; convennero che per il momento sarebbe stato meglio evitare qualsiasi turbamento. Decisero di andare a fare una gita nelle campagne fuori città; avrebbero preso un solo autobus e il viaggio non sarebbe stato neppure troppo lungo. Con l’euforia e l’impazienza tipica di due innamorati che non attendono altro che il momento in cui poter stare insieme, Kajal e Kiran si ritrovarono, puntualissimi, alla fermata del bus, che arrivò dopo qualche minuto di attesa.”

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