Tutta Capri in un caffè #3

Buongiorno a tutti.
Per chi ha letto la prima e la seconda parte e vuole scoprire come evolve la storia dello scrittore Gustave, ecco la terza e penultima parte del mio racconto “Tutta Capri in un caffè”.
Buona lettura e grazie per la vostra “presenza”. 🙂
capri-3Gustave impiegò cinque anni per accettare quel lutto e riprendere, con una parvenza di serenità, la propria attività lavorativa e un minimo di rapporti sociali. Se continuava a vivere, lo faceva per onorare il ricordo della moglie e la sua missione; Paulette infatti era stata un’infermiera. Aveva votato la sua vita al prossimo, investendo ogni energia nell’assistenza alle persone più bisognose, non soltanto di cure mediche ma soprattutto di affetto. Non era raro infatti che la sera o nel fine settimana si allontanasse da casa per andare a prestare soccorso e dare conforto a coloro che erano stati abbandonati e vivevano soli. Era una donna dal cuore grande e dall’animo puro, e spesso confidava a Gustave di desiderare di fare quando possibile un viaggio in Africa o nei paesi più poveri dell’Asia, per conoscere da vicino quelle realtà così lontane dalla loro ma dalla forte carica attrattiva. Dalla sua morte, Gustave aveva fatto della missione di Paulette la sua missione e si era ripromesso di aiutare i poveri e i dimenticati alla sua maniera, ovvero scrivendo. Uno dei due romanzi conservati nello scrittoio del suo appartamento di Grenelle, infatti, era destinato a questo scopo: il ricavato delle vendite, qualora fosse riuscito a pubblicarlo, sarebbe stato devoluto all’associazione a cui la moglie e alcuni colleghi infermieri avevano dato vita poco dopo la laurea, ente che ancora si occupava di fornire aiuto ad alcuni villaggi in Tanzania. Continua a leggere “Tutta Capri in un caffè #3”

Tutta Capri in un caffè #2

Per chi ha letto la prima parte e desidera proseguire la lettura del racconto “Tutta Capri in un caffè“, di seguito la seconda parte.
Grazie!
Capri2[…] Avanzò all’interno e il silenzio insolito lo riportò al presente, lontano dall’ambiente bohémien del raffinato caffè letterario francese. In quello spazio tutt’altro che angusto, le pareti in avorio chiaro impreziosite da quadri e fotografie di varie grandezze, facevano comprendere quanto per i capresi quello del caffè fosse un “rito” a tutti gli effetti. Gustave, ragazzo intraprendente e curioso, nel tempo aveva appreso dal padre segreti e leggende dell’arte culinaria, ma era sicuro che nessuno meglio di un italiano – specialmente se originario dell’antica Partenope, da lustri considerata patria del caffè e della pizza – avrebbe potuto aiutarlo a conoscere meglio questa pratica così diffusa.

Il proprietario del bar si chiamava Michele; era un uomo piuttosto anziano, nato a Napoli e trasferitosi a Capri in tarda età assieme alla moglie Anna. Con tono pacato chiese a Gustave cosa gradisse e in pochi minuti lo accontentò servendogli una spremuta d’arancia. Senza indugio, il francese gli domandò poi come raggiungere la locanda “La terrazza su Capri”. Continua a leggere “Tutta Capri in un caffè #2”

Tutta Capri in un caffè #1

Buongiorno a tutti. Avete trascorso un piacevole fine settimana? Spero proprio di si. 🙂
Io ho sfidato il maltempo e le temperature decisamente basse per una classica giornata in piscina e ci sono andata lo stesso. Sole non ne ho preso (con i nuvoloni neri a coprire buona parte del cielo, quale Sole potevo mai sperare di prendere?), la piscina esterna l’ho abbandonata dopo appena un’ora dall’arrivo (non so neanche dove abbia trovato il coraggio di tuffarmici!). In compenso, in maniera previdente, avevo scelto un complesso che disponeva di piscine anche al coperto e nel pomeriggio sono riuscita a realizzare il desiderio che avevo di fare un bagno e mi sono rilassata un po’. Mi auguro sia stato lo stesso per voi, che le vostre pance si siano riempite di bontà e che abbiate avuto modo di trascorrere qualche ora assieme alle persone che amate. 🙂
Oggi ho deciso di proporvi la prima parte di un racconto a puntate scritto più di un anno fa. Uno dei primi, se non addirittura il primo racconto breve, scritto per partecipare ad un concorso letterario il cui tema da seguire era “il caffè”. Non mi sono classificata tra i finalisti di quel concorso, ma in compenso ho usato lo stesso testo per partecipare ad un altro contest, indetto dalla Edizioni Ensemble, che ha ritenuto il mio testo idoneo per la pubblicazione in un’antologia dal titolo “Racconti d’estate II“. Il testo è abbastanza lungo, quindi, se dimostrerete di gradirlo, lo pubblicherò a puntate qui. Il titolo è: “Tutta Capri in un caffè“.
Come sempre, ogni vostro commento è graditissimo.
Buona lettura e buon inizio settimana a tutti! 🙂
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Era bella e portava il nome di un fiore…

rosa-rossaCi sono storie che vengono a sussurrarti all’orecchio di accoglierle perché devono essere raccontate.

Ci sono storie che apprendi dalla bocca di persone semplici che le riportano senza conoscerne il valore, senza aver riflettuto su ciò che quelle esperienze volevano insegnare, semplicemente per ingannare il tempo e raccontare qualcosa di diverso. Ci sono storie che parlano di persone comuni, madri, padri, lavoratori, artisti che vengono lasciate morire nelle paludi dell’oblio solo perché troppo “semplici”, troppo comuni, poco “commerciali”.

Uno scrittore, prima di essere un artista, è un testimone. Testimone del suo tempo e della realtà in cui vive, una realtà di cui è suo compito scandagliare ogni angolo e riportare su carta ogni più piccola sfumatura. Un artista deve fare della penna la voce della società in cui è calato, che vive, osserva e respira. Deve raccontarne le evoluzioni, positive quanto negative, deve soffermarsi sulla bellezza e scovare anche quella più nascosta, ma al contempo non può ritrarsi di fronte alle miserie e alle brutalità.

Oggi voglio raccontarvi una storia. La storia di una donna bella nella sua semplicità, di una donna che portava il nome di un fiore e che, nella mia immaginazione, ho incontrato davvero. Una donna che avrei voluto salvare e a cui il mio pensiero ritorna nei giorni di luce come in quelli di pioggia. Continua a leggere “Era bella e portava il nome di un fiore…”

“I due volti di Nuova Delhi”: una storia dal retrogusto amaro

“Tutto cambiò in un pomeriggio di primavera, in una giornata come tante, in una Nuova Delhi brulicante di anime. Kajal e Kiran avevano deciso di allontanarsi per qualche ora da quelle strade trafficate, dagli odori forti, dal frastuono del mondo. Volevano prendere le distanze da tutto quel caos e godersi il silenzio di un abbraccio, sicuri di non essere disturbati da chi forse non avrebbe accettato il sentimento che aveva finalmente dato un senso ai loro giorni. Nessuno dei due aveva osato raccontare dell’altro alla propria famiglia; convennero che per il momento sarebbe stato meglio evitare qualsiasi turbamento. Decisero di andare a fare una gita nelle campagne fuori città; avrebbero preso un solo autobus e il viaggio non sarebbe stato neppure troppo lungo. Con l’euforia e l’impazienza tipica di due innamorati che non attendono altro che il momento in cui poter stare insieme, Kajal e Kiran si ritrovarono, puntualissimi, alla fermata del bus, che arrivò dopo qualche minuto di attesa.”

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