Strenne d’inchiostro

Caro lettore,

finalmente riesco ad approfittare di un fugace momento di pausa per scriverti questa breve lettera. Manca davvero poco al Natale e tra controllo qualità dei doni, cura delle renne e manutenzione della slitta, le giornate qui al Polo Nord “volano”, è proprio il caso di dirlo.

Sì, immagino cosa starai pensando in questo momento: in genere sei tu quello che scrive lettere traboccanti di richieste, ma quest’anno ho deciso di fare un’eccezione e chiedere io un piccolo regalo a te.

Sì, anche adesso so a cosa stai pensando. Non fraintendere, non ho alcun dono particolare (a parte quello di permettere a una slitta e a sei renne di volare durante la notte di Natale e fare il giro del mondo, sia chiaro) e non riesco a leggerti nel pensiero. Tuttavia, sono certo che ti starai chiedendo cosa mai avresti tu da offrire a me, Babbo Natale, l’unica persona nell’immaginario collettivo in grado di soddisfare qualsiasi richiesta, anche la più bizzarra.

Ebbene, caro amico, il mio desiderio è molto semplice e non sarà necessaria alcuna grande abilità per realizzarlo: voglio che ti prenda del tempo. Hai capito bene, semplicemente un po’ di tempo. Vedi, voi persone comuni mi date sempre l’impressione di credere che avrete tantissime possibilità nel futuro di realizzare ogni vostro intento. È come se per voi il tempo non avesse scadenza, come se viveste nell’illusione di non incontrare mai alcun ostacolo né intoppo. Niente si porrà tra voi e l’obiettivo di turno, se non la vostra volontà. È per questo motivo che rimandate sempre l’inizio di una dieta, l’iscrizione in palestra, il viaggio in quella località esotica che sognate osservando il calendario sulla scrivania o la telefonata a quell’amico di infanzia che non vedete da anni. Le vostre giornate sono tutte un susseguirsi di “Domani lo chiamerò”, “Lunedì inizio la dieta”, “Il mese prossimo mi iscrivo in palestra”, “Appena ho un po’ di soldi organizzo un bel viaggetto”. Potrei proporvi una lista infinita, in cui tutte le entrate sono contraddistinte da una sola costante: la procrastinazione. Continua a leggere “Strenne d’inchiostro”

Scrivere, per Neil Gaiman, è un imperativo

quote

Devi scrivere quando non ti senti ispirato. E devi scrivere le scene che non ti ispirano. E la cosa strana è che tra sei mesi, tra un anno, rileggerai quel che hai scritto e non ricorderai quali scene hai scritto quando ti sentivi ispirato e quali hai scritto solo perché dovevano essere gettate su carta. Il processo della scrittura può essere magico… Per la maggior parte, si tratta semplicemente di mettere una parola dietro l’altra. – Neil Gaiman

Sono d’accordo con la prima parte della citazione. Si dovrebbe (anche se ammetto di non esserne sempre capace) scrivere anche quando non se ne ha troppa voglia, anche quando non si sente il brivido magico dell’ispirazione scorrere nel sangue e raggiungere le dita desiderose di comporre le nostre personali melodie sulla tastiera. Ci si dovrebbe cimentare nei generi e nelle scene che sentiamo meno vicine a noi, per gusto o propensione. Si dovrebbe, quanto più possibile: per esercizio, per testare e superare i nostri limiti, per metterci alla prova e, magari, trarre soddisfazione scoprendo di essere capaci di fare molto più di ciò che credevamo.
Diverse volte ho tentato questa strada, ma ammetto che spesso e volentieri mi sono ritrovata a chiudere il file Word in preda ad una crisi isterica. Non credo che scrivere sia semplicemente mettere una parola dopo l’altra. Certo, non è oggettivamente possibile comporre qualcosa solo quando l’ispirazione viene a bussare, ma almeno per quanto mi riguarda, la scrittura “a comando” non mi aiuta a creare niente di buono. Di contro, mi genera solo tanta ansia.

Voi, invece? Scrivete anche quando non vi sentite ispirati? Siete “organizzati” nelle vostre attività di scrittura? Dedicate a questa passione un tempo definito ogni giorno/settimana/mese oppure scrivere perlopiù quando sentite l’urgenza di farlo?
Mi rivolgo soprattutto a chi scrive romanzi o comunque testi lunghi: vi è capitato di bloccarvi e non riuscire a trovare l’ispirazione per continuare?
Sarei contenta di confrontarmi con voi. 🙂

“I due volti di Nuova Delhi”: una storia dal retrogusto amaro

“Tutto cambiò in un pomeriggio di primavera, in una giornata come tante, in una Nuova Delhi brulicante di anime. Kajal e Kiran avevano deciso di allontanarsi per qualche ora da quelle strade trafficate, dagli odori forti, dal frastuono del mondo. Volevano prendere le distanze da tutto quel caos e godersi il silenzio di un abbraccio, sicuri di non essere disturbati da chi forse non avrebbe accettato il sentimento che aveva finalmente dato un senso ai loro giorni. Nessuno dei due aveva osato raccontare dell’altro alla propria famiglia; convennero che per il momento sarebbe stato meglio evitare qualsiasi turbamento. Decisero di andare a fare una gita nelle campagne fuori città; avrebbero preso un solo autobus e il viaggio non sarebbe stato neppure troppo lungo. Con l’euforia e l’impazienza tipica di due innamorati che non attendono altro che il momento in cui poter stare insieme, Kajal e Kiran si ritrovarono, puntualissimi, alla fermata del bus, che arrivò dopo qualche minuto di attesa.”

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