Ogni fine è un nuovo inizio


Ogni fine non è altro che un nuovo inizio. Quante volte lo abbiamo letto, pensato e sperimentato sulla nostra pelle?
Era la frase che ci ripetevamo alla fine di quella storia d’amore in cui avevamo tanto investito, di quell’amicizia che credevamo sarebbe durata per una vita intera, di quel rapporto lavorativo grazie al quale ci eravamo illusi di aver trovato finalmente la nostra dimensione professionale.
La vita ci spinge ogni giorno a chiudere alcune porte e ad aprirne di nuove. Tutto cambia così velocemente, così repentinamente, che spesso siamo già così proiettati verso un nuovo obiettivo, un nuovo rapporto o semplicemente una nuova possibilità che dimentichiamo di fermarci un attimo, fare un bel respiro e rivedere a debita distanza tutto ciò che abbiamo costruito. Con meno trasporto, con maggiore obiettività, ma con lo stesso interesse.
Il mio nuovo inizio coincide con la fine del mio primo romanzo. Un romanzo in cui, sbagliando, non avevo riposto troppa fiducia e che un’occasione importante mi ha spinta a riprendere tra le mani e a portare a termine.
Sono stati dieci giorni intensi; giorni (e notti) in cui ho speso tutte le mie energie per creare una storia che fosse credibile, onesta e vera. Una storia nei cui personaggi i lettori si potessero identificare e capace di trasmettere emozioni.
C’è tanto di me in questo mio primo scritto lungo. Fino a questo momento mi ero sempre dedicata esclusivamente ai racconti brevi – genere che adoro leggere, scrivere e tradurre – e quando ho approcciato la stesura di questo nuovo testo mi sono sentita stringere la gola dall’ansia perché preoccupata di non saperlo proprio fare, di non esserne pienamente in grado. Ho una concezione così alta della scrittura e della buona letteratura, che spesso mi rendo conto di essere io stessa il mio primo (e forse unico) limite. Quante volte ho affrontato il foglio bianco carica di remore e paure; quante volte rileggendomi mi sono giurata di non prendere più una penna in mano. Quante volte però, al contempo, ho sognato e sospirato leggendo un libro talmente bello che avrei voluto esserne io l’autrice; quante volte camminando per la strada, ascoltando musica e incontrando persone, sono stata colta da un’ispirazione improvvisa e mi sono ripromessa di far vivere quella storia, di modellarla e prendermene cura.

scrivere

Ebbene, ce l’ho fatta. Con una media di 30.000 battute al giorno (per me molte considerando quanto poco abbia scritto negli ultimi tempi) ho scritto un romanzo di quasi 200 pagine (dai toni sentimentali ma in cui la storia d’amore è solo uno degli argomenti trattati) ambientato nella città che mi ha adottata. Ci ho messo il cuore, ce ne ho messo proprio tanto. Ho scritto ovunque, con ogni mezzo avessi sotto mano (pc, carta e penna, cellulare, registratore vocale) e l’ho fatto con così tanto trasporto e una così piacevole leggerezza, che quasi mi dispiace che tutto sia finito.
Il progetto ha ovviamente bisogno di un lungo periodo di riposo, che sarà seguito poi da un serrato editing da parte mia con il sostegno di persone competenti. Ma quello che sarà del mio testo, vi confesso, non mi preoccupa. Non so se si classificherà al concorso a cui l’ho proposto né se conoscerà una vita propria dopo il verdetto, positivo o negativo che sia. E sinceramente non mi interessa.
Non mi interessa perché ho già vinto e la soddisfazione che provo in questo momento mi è regalata semplicemente dalla consapevolezza di essere riuscita a terminare qualcosa in grado di regalarmi gioia. Sarei ipocrita se vi dicessi che non ho ambizioni; ne ho, sono tante e spesso superano i limiti, ma in questo momento non me ne curo. Perché sentire la voce entusiasta dei miei genitori che chiamano solo per dirmi che non riescono a staccarsi dalla storia che leggono vale più di mille primi posti. Perché la consapevolezza di avere tra le mani un mezzo capace di creare qualcosa di buono, di donare sorrisi e di lasciare un segno positivo del proprio passaggio è qualcosa di talmente appagante che tutto il resto appare superfluo.

Qualche giorno fa, Facebook mi ha ricordato che circa tre anni fa è iniziata la mia relazione amorosa con la scrittura. Come tutti i rapporti, si sono alternate fasi marcate da grande amore e soddisfazione a fasi di sconforto e frustrazione. Più leggo, imparo e mi informo, più realizzo che ci sono così tante cose che so di non sapere, che non sono certa mi basterebbe una sola vita per impararle tutte.

memory
Questi anni mi hanno insegnato quanto, per perseguire qualsiasi carriera artistica, siano fondamentali tre ingredienti: costanza, umiltà e fiducia nei propri mezzi.
Questa esperienza così totalizzante che è la scrittura continua a mostrarmi ogni giorno quanto complesso sia costruire mondi in cui i lettori possano trovarsi a proprio agio, accolti e compresi, e quanta pratica e impegno siano necessari per creare un lavoro che sia davvero ben fatto.
La mediocrità è sempre dietro l’angolo e di certo l’evoluzione editoriale non ha fatto poi molto per evitare che si diffondesse in ogni genere. La strada per acquisire le consapevolezze e le competenze che caratterizzano un vero narratore è lunga e tortuosa.

Ogni fine è un nuovo inizio. La fine del mio primo romanzo coincide con l’inizio di quella che non oserei definire una carriera (perché lo scrivere un libro a mio parere non concede automaticamente la libertà di poter usare l’appellativo di “scrittore” per autodefinirsi) ma un percorso letterario unico e personale. Un percorso in cui ho intenzione di soffiare vita negli altri personaggi che nel corso degli anni passati sono venuti a bussare alla mia porta, impazienti di raccontarmi la loro storia. Incerta sugli sviluppi che questa mia passione mi farà conoscere, mi riempio di quel desiderio che rende migliori le mie giornate e mi sostiene nei momenti più difficili: raccontare storie. Per ricordarle e non relegarle all’oblio in cui gli anni che scorrono fanno cadere le memorie, gli sguardi e la bellezza di una vita intera. Semplicemente. Un regalo che faccio a me, anche per preservare la mia sensibilità e la mia voglia di continua meraviglia.

Io da grande voglio essere una cantastorie.

note

Annarita

[Image credits: Freepik]

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